I bambini possono contrarre infezioni alimentari?

prevenire infezioni alimentari

Negli alimenti sono normalmente presenti microrganismi utili in quanto ne favoriscono la preparazione e la digestione: ad esempio i salumi, i formaggi, il vino devono la loro “bontà” all’azione dei batteri. A volte però microrganismi “patogeni” e cioè batteri, virus, parassiti dannosi per la salute dell’uomo, possono essere presenti nell’acqua e negli alimenti contaminandoli con diverse modalità. Tali alimenti, una volta ingeriti, possono provocare malattie se i microrganismi riescono a superare le barriere difensive dell’uomo (nei bambini e negli anziani tali difese sono più deboli).

I bambini, in particolare i piccoli con meno di sei anni, sono più a rischio degli adulti di contrarre infezioni alimentari perché le loro difese immunitarie non sono del tutto mature: per loro incontrare batteri o virus presenti nei cibi può essere pericoloso e scatenare un’infezione.

Non sempre cibo esteticamente bello equivale a cibo sano

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la presenza di microrganismi pericolosi nei cibi non è sempre evidente: un cibo contaminato può anche mantenere le stesse caratteristiche in termini di odore, colore, sapore. Consumare un alimento solo perché ha un bell’aspetto non è insomma garanzia di cibo sano, né è sufficiente ad evitare il rischio di infezioni.

Attenzione ai prodotti fatti in casa

Bisogna stare attenti ai prodotti fatti in casa, perché più facilmente potrebbe essere stata trascurata qualcuna delle buone regole per la preparazione di cibi a prova di germi; altrettanta attenzione quando si acquistano alimenti al bar o a un chiosco all’aperto, perché insetti, roditori e altri animali potrebbero contaminare i prodotti ed è, perciò, opportuno assicurarsi che i cibi non siano esposti a questo rischio.

Le regole per prevenire le infezioni alimentari

Per ridurre la probabilità di infezioni occorre adottare una serie di comportamenti corretti e prudenti nella vita di tutti i giorni come lavare bene le mani prima di manipolare qualsiasi alimento; pulire accuratamente tutte le superfici della cucina, gli utensili e i contenitori. Occorre, poi, fare attenzione alla cottura degli alimenti: cuocere bene i cibi, in modo che anche le parti interne raggiungano una temperatura di 70 gradi e consumarli subito dopo la cottura, senza farli freddare per poi riscaldarli (una precauzione che purtroppo in qualche ristorante non è seguita alla lettera); scegliere i prodotti che abbiano subito trattamenti idonei ad assicurarne l’innocuità (ad esempio il latte pastorizzato o trattato ad alte temperature); evitare ogni contatto fra cibi crudi e cotti e utilizzare, infine, solo acqua potabile.

Le infezioni alimentari più comuni

Alcune infezioni alimentari nei bambini possono essere leggere altre sono molto pericolose. Ad esempio l’infezione da Stafilococco, una delle più diffuse, di solito ha un’incubazione breve, di poche ore, ma si risolve altrettanto brevemente entro 24-48 ore. Il sintomo principale è la diarrea come nel caso dell’altra infezione tipica dei bambini, quella da rotavirus: in questo caso però diarrea, dolore e vomito si manifestano dopo 5-6 giorni dal contatto con il virus e persistono per 3-7 giorni. In entrambi i casi non servono farmaci specifici, perché eliminare i liquidi attraverso la diarrea è il modo con cui l’organismo si libera dell’agente infettante, l’importante è idratare il bambino reintegrando i liquidi e i sali minerali persi, soprattutto quando diarrea e vomito sono frequenti e abbondanti.

L’infezione di cui si deve avere, invece, molta paura è il botulismo: si manifesta con difficoltà di vista e di parola, secchezza della bocca, debolezza muscolare e se non si interviene può dare paralisi progressiva, difficoltà respiratorie e portare perfino alla morte. È provocato dalla tossina botulinica prodotta da Clostridium botulinum, un batterio che si può trovare soprattutto nei prodotti inscatolati o conservati di produzione domestica: attenzione quindi che i barattoli di verdure sott’olio, conserve di frutta fatte in casa e miele siano stati preparati in modo corretto e con tutte le precauzioni igieniche del caso, dalla bollitura per sterilizzare le salse all’uso di contenitori in vetro con capsula di sicurezza, che aiutano a capire se all’interno si è formato gas indicativo della presenza della tossina.